BLOCK PARTY: “il suono del 2005″, dicono

I Bloc Party sono una delle band che più ha risentito (e tratto vantaggio) dal boom dei Franz Ferdinand. Ennesima band usa e getta da copertina dell’ NME? Forse, ma non solo, e vediamo perché.
Alla fine del 2002 una band di quattro giovanissimi, poco più che ventenni, i Diet, realizza un demo di due brani (definiti come “gli Strokes sotto anfetamina che incontrano i Cure”) grazie al quale riescono a fare qualche serata nei pub di Londra con discreto apprezzamento. La strada inizia a farsi in discesa per i quattro londinesi quando il nuovo demo della band (diventata The Union) arriva ai DJ di RadioOne che intuiscono le potenzialità del gruppo e lo invitano ad una ricca Live Session. Nel frattempo il front man della band (che prende definitivamente il nome di “Bloc party”) entra in contatto con il gruppo che più si avvicina al loro sound: i Franz Ferdinand.

L’amicizia con i celebri rappresentanti della New Scottish Gentry sarà il vero trampolino di lancio per i londinesi che otterranno un concerto all’Electrowerkz per la Domino. Ormai il più è fatto, prima della pubblicazione di un paio di singoli e dell’album completo con l’etichetta Wichita, si dovrà passare per due 7’’ distribuiti da label indipendenti. Ma i Bloc Party hanno già spiccato il volo, anche grazie a collaborazioni eccellenti: oltre che quella già citata con i Franz Ferdinand, infatti, la band sarà anche il gruppo spalla degli Interpol in un loro tour.

Il gruppo ha quattro componenti: Kele Okereke voce/chitarra (che “ha cominciato a suonare la chitarra nel momento i cui le sue mani erano grandi abbastanza”); Gordon Moake (basso); Matt Dong (batteria), Russel Lissack (chitarra). Ad oggi i quattro ragazzi hanno pubblicato sotto il nome di Bloc Party un omonimo EP e l’attesissimo LP “Silent Alarm”.

Il sound della band si colloca nella galassia Indie e risente pesantemente delle influenze Franz e Interpol, ammicca pesantemente al sound new wave, ma anche al post-punk, e (perché no?) all’ambiente dark. Chitarre intrecciate alla perfezione, una voce (se si va a scavare) con buona personalità, basso pulsante, batteria “sporca” con cluster ritmici e ritornelli che entrano sottopelle, insomma “il gruppo giusto” al momento giusto.

Ma aspettate a sentire puzza di un plasticoso disco studiato a tavolino, perché i ragazzi hanno talento, mettono in chiaro subito (e finalmente c’è qualcuno che lo fa senza pudore!) quali sono i loro idoli e le loro muse: Joy Division, New Order, Talking Heads, Sonic Youth, Neil Young, Radiohead, The Smiths e molti altri. Ma riescono a tirare fuori un LP di tutto rispetto, squisitamente immediato e accattivante e che rivela, ad un ascolto attento, sfumature inaspettate e profondità non certo da NME-band.

Insomma un buon album che merita sicuramente un ascolto attento, ma la formula “i Franz Ferdinand stanno al 2004 come i Bloc Party al 2005” non funziona proprio.
Infatti nonostante i londinesi riescano a tirare fuori dal cappello brani accattivanti e senz’altro lodevoli, si accontentano solo di abbandonarsi ad influenze e gruppi passati, senza neanche tentare di innovare o farci sentire qualcosa di nuovo.

CANZONI DA PROVARE:

Banquet
Compliments

by Persico